Nell’obiettivo della riduzione dell’impatto ambientale, arriva Milano in tour il primo ristorante interamente riciclato. Le ultime stime hanno evidenziato che l’eccesso di rifiuti in Europa rischia di vanificare l’attuale processo di smaltimento e occorre quindi rimediare dando spazio alla creatività e mettendo a punto nuove iniziative anche nel settore della ristorazione. Tanto più che il concetto di edilizia sostenibile si può applicare non solo alle case, ma anche agli edifici commerciali. è da questa considerazione che è nato il progetto Greenhouse, un ristorante a km 0, anzi, a metro 0, un’idea assolutamente innovativa, messa a punto da Joost Bakker, un creativo olandese, che l’ha realizzata per la prima volta in Australia lungo il molo di Sydney e che arriverà in tour nel capoluogo lombardo in occasione del Salone del Mobile del prossimo aprile.
Greenhouse è un esempio di edilizia sostenibile dunque non solo per via dell’utilizzo di materiali e tecniche che richiedono poca energia per essere realizzati e permettono di consumare pochissimo, ma anche in virtù del fatto che questo ristorante ricicla o composta tutti i propri rifiuti, e ovviamente il menu del ristorante rispecchia questa filosofia, con prodotti che più locali non si può. Il Greenhouse restaurant può essere sicuramente considerato un progetto che va a tutti gli effetti nella direzione giusta, quella della sostenibilità ambientale, visto che intende sfruttare tutte le opportunità offerte dal riciclo dei materiali, che consentono di realizzare un effettivo risparmio energetico e di lottare contro l’inquinamento ambientale.
Ma quel che rende il progetto particolarmente interessante è che a essere riciclabili non sono solo i rifiuti prodotti: la struttura stessa del ristorante è stata progettata infatti per tornare a nuova vita. Il Greenhouse è composto da tre container, costruito in legno e ricoperto di vasi. E tutto è rigorosamente riciclato ed ecosostenibile: dai pannelli solari all’utilizzo efficiente dell’acqua piovana fino, ovviamente, al cibo rigorosamente fresco, prodotto sul posto e coltivato direttamente sul tetto, che più a metro 0 non si può. Anche il menù è all’altezza della novità: i grandi gourmet lo hanno definito senza esitazione “ricco e di ottima qualità”, inoltre ogni avanzo viene recuperato per diventare composto per concimare le piante, mentre l’olio per cucinare, una volta usato, va ad alimentare un generatore di corrente.
L’arredo interno ovviamente non poteva che essere composto da sedie e tavoli realizzati con pezzi di vecchie pompe per l’irrigazione in legno riciclato, mentre l’isolamento di alcune delle pareti è stato fatto utilizzando balle di paglia. Il ristorante a impatto 0 ha avuto comunque già qualche precursore in Italia: a Roma è stato realizzato un ristorante sostenibile e galleggiante su bottiglie di plastica, segno che la sostenibilità ambientale ha cominciato da tempo a far breccia tra gli osti italiani.
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